giovedì 29 marzo 2012

Laboratorio affettivo-sessuale: lezione 14

THE BEATLES: YESTERDAY (1965)


Yesterday,
all my troubles seemed so far away,
now it looks as though they're here to stay,
oh, I believe in yesterday.
Suddenly,
I'm not half the man I used to be,
there's a shadow hanging over me,
oh, yesterday came suddenly.
Why she had to go I don't know,
she wouldn't say,
I said something wrong,
now I long for yesterday.
Yesterday,
love was such an easy game to play,
now I need a place to hide away,
oh, I believe in yesterday.
Why she had to go I don't know,
she wouldn't say,
I said something wrong,
now I long for yesterday.
Yesterday,
love was such an easy game to play,
now I need a place to hide away,
oh, I believe in yesterday.
Mm mm mm mm mm mm mm . . .
Ieri,
tutte le mie pene sembravano tanto lontane,
oggi eccole di nuovo,
oh, io credo in ieri.
Di colpo,
sono le spettro dell’uomo di un tempo,
un’ombra grava su di me,
oh, ieri è passato in un attimo.
Perché lei sia andata via non so,
non ha voluto dirmelo,
devo aver detto qualcosa di sbagliato,
ora vorrei che fosse ieri.
Ieri,
l’amore era un gioco così facile,
oggi cerco un posto per nascondermi,
oh, io credo in ieri.
Perché lei sia andata via non so,
non ha voluto dirmelo,
devo aver detto qualcosa di sbagliato,
ora vorrei che fosse ieri.
Ieri,
l’amore era un gioco così facile,
oggi cerco un posto per nascondermi,
oh, io credo in ieri.
Mm mm mm mm mm mm mm…


Il crescente successo dei Beatles spinse nel 1965 il Primo Ministro britannico Harold Wilson a una mossa sorprendente: assegnare ai 4 l’alta onorificenza di Membri dell’Ordine dell’Impero Britannico, in pratica a nominarli “baronetti”. Anche se alcuni vecchi baronetti restituirono l’onorificenza in segno di protesta per questa nomina a 4 cantanti, la regina Elisabetta II accolse i Beatles a Buckingham Palace e nacque la leggenda che la band abbia fumato uno spinello nei bagni del palazzo (ma i Beatles l’hanno smentita). Il riconoscimento fu dovuto più che ai meriti artistici del gruppo, a quelli economici: la vendita dei loro dischi stava migliorando non poco il made in England in tutto il mondo.
Nel 1969 Lennon rinunciò alle onorificenze restituendo la medaglia alla regina: fu un gesto clamoroso con cui intese protestare per il ruolo del Regno Unito nel Biafra e contro l’appoggio agli Stati Uniti nella guerra in Vietnam. Non molti anni fa, invece, Paul McCartney fu promosso al grado di Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico, il che comporta il diritto al titolo di Sir davanti al nome.


DOMANDA:
A volte un amore finisce senza che ci sia una spiegazione; come può sentirsi la persona lasciata? Perché?

RIFLESSIONI:


Link per la canzone:

Laboratorio affettivo-sessuale: lezione 13

THE BEATLES: HELP! (1965)
 
Help! I need somebody,
help! Not just anybody,
help! You know I need someone,
help!
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody’s help in any way,
but now these days are gone I’m not so self assured,
now I find
I’ve changed my mind
I’ve opened up the doors.
Help me if you can, I’m feeling down,
and I do appreciate you being around,
help me get my feet back on the ground,
won’t you please please help me?
And now my life has changed in oh so many ways,
my independence seems to vanish in the haze,
but ev’ry now and then I feel so insecure,
I know that I just need you like I’ve never done before.
Help me if you can, I’m feeling down,
and I do appreciate you being around,
help me get my feet back on the ground,
won’t you please please help me?
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody’s help in any way,
but now these days are gone I’m not so self assured,
now I find
I’ve changed my mind
I’ve opened up the doors.
Help me if you can, I’m feeling down,
and I do appreciate you being around,
help me get my feet back on the ground,
won’t you please please help me?
Help me. Help me.
Aiuto! Ho bisogno di qualcuno,
aiuto! Non di uno qualsiasi,
aiuto! Tu sai che ho bisogno di qualcuno,
aiuto!
Quand'ero più giovane, molto più giovane di adesso,
non avevo bisogno dell'aiuto di nessuno,
ma ora quel tempo è passato e non sono più così sicuro di me,
ora scopro
di  aver cambiato idea,
di aver spalancato le porte.
Aiutami se puoi, sono a terra,
e vorrei tanto averti vicino,
aiutami a tornare me stesso,
non vuoi per favore, per favore, aiutarmi?
Ora la mia vita, oh, quanto è cambiata,
la mia indipendenza si è trasformata in confusione,
e a volte mi sento così insicuro,
so solo di aver bisogno di te come non mai.
Aiutami se puoi, sono a terra,
e vorrei tanto averti vicino,
aiutami a tornare me stesso,
non vuoi per favore, per favore, aiutarmi?
Quand'ero più giovane, molto più giovane di adesso,
non avevo bisogno dell'aiuto di nessuno,
ma ora quel tempo è passato, e non sono più così sicuro di me,
ora scopro
di  aver cambiato idea,
di aver spalancato le porte.
Aiutami se puoi, sono a terra,
e vorrei tanto averti vicino,
aiutami a tornare me stesso,
non vuoi per favore, per favore, aiutarmi?
Aiutami, aiutami.


La maggior parte delle canzoni dei Beatles sono firmate Lennon-McCartney; in realtà solo poche canzoni sono state scritte veramente in coppia. In linea di massima le canzoni scritte da Lennon sono quelle in cui è sua la voce principale e lo stesso vale per quelle scritte da McCartney. Harrison ha scritto un numero esiguo di canzoni entrate nel repertorio dei Beatles e Ringo Starr ancora meno. Già a partire dal 1964 le canzoni di John Lennon incominciano a distinguersi per uno sfondo filosofico, esistenziale, politico e sociale, mentre quelle di McCartney sono più melodiche e sentimentali, ma tecnicamente col passare del tempo sempre più accurate.


DOMANDA:
L’amore a volte può rendere fragili e bisognosi di aiuto, spazzando via la sicurezza che si può provare quando si è soli? Se è così, perché?

RIFLESSIONI:


Per ascoltare la canzone, clicca qui:

Laboratorio affettivo-sessuale: lezione 12

THE BEATLES: CAN’T BUY ME LOVE (1964)


Can't buy me love, love,
Can't buy me love.
I’ll buy you a diamond ring my friend,
If it makes you feel alright,
I’ll get you anything my friend,
If it makes you feel alright,
For I don't care too much for money,
For money can't buy me love.
I’ll give you all I've got to give,
If you say you love me too,
I may not have a lot to give,
But what I've got I'll give to you,
For I don't care too much for money,
For money can’t buy me love.
Can't buy me love, ev'rybody tells me so,
Can't buy me love, no, no, no, no.
Say you don't want no diamond ring,
And I’ll be satisfìed,
Tell me that you want those kind of things,
That money just can't buy,
For I don't care too much for money,
For money can't buy me love.
Can't buy me love, ev'rybody tells me so,
Can't buy me love,.no, no, no, no.
Say you don't want no diamond ring,
And I’ll be satisfìed,
Tell me that you want those kind of things,
That money just can't buy
For I don't care too much for money,
For money can't buy me love.
Can't buy me love, ev'rybody tells me so,
Can't buy me love, no, no, no no.
Can't buy me love, love,
Can't buy me love.
Non può comprarmi l’amore, l’amore,
Non può comprarmi l’amore.
Io ti comprerò un anello di diamanti, amica mia,
Se questo può farti felice,
Ti darò qualsiasi cosa, amica mia,
Se questo può farti felice,
Perché io non do importanza al denaro,
Perché il denaro non può comprarmi l’amore.
Io ti darò tutto quello che ho,
Se anche tu mi dici che mi ami,
Magari quello che ho non è molto,
Ma lo darò tutto a te,
Perché io non do importanza al denaro,
Perché il denaro non può comprarmi l’amore.
Non può comprarmi l’amore, me lo dicono tutti,
Non può comprarmi l’amore, no, no, no, no.
Dimmi che non vuoi nessun anello di diamanti,
E mi farai felice,
Dimmi che vuoi quel tipo di cose
Che il denaro non può comprare,
Perché io non do importanza al denaro,
Perché il denaro non può comprarmi l’amore.
Perché io non do importanza al denaro,
Perché il denaro non può comprarmi l’amore.
Non può comprarmi l’amore, me lo dicono tutti,
Non può comprarmi l’amore, no, no, no, no.
Dimmi che vuoi quel tipo di cose
Che il denaro non può comprare,
Perché io non do importanza al denaro,
Perché il denaro non può comprarmi l’amore.
Non può comprarmi l’amore, me lo dicono tutti,
Non può comprarmi l’amore, no, no, no, no.
Non può comprarmi l’amore, l’amore,
Non può comprarmi l’amore.


I Beatles sono universalmente considerati il gruppo musicale più importante ed influente del XX secolo. Originari di Liverpool, John Lennon (chitarra), Paul McCartney (basso), George Harrison (chitarra) e Ringo Starr (batteria) furono attivi come gruppo dal 1962 al 1970; dopo essersi sciolti, hanno continuato individualmente la loro carriera musicale. Hanno segnato un’epoca non solo nella musica, ma anche nel costume, nella moda e nella moderna pop art.
Considerati uno dei maggiori fenomeni della musica contemporanea, a distanza di vari decenni dal loro scioglimento ufficiale - e dopo la morte di due dei quattro componenti - i Beatles contano ancora su un vasto seguito. I loro lavori sono regolarmente commercializzati in versione digitale, ed arricchiti dal recupero di materiale inedito. Secondo la EMI, la casa discografica che tra il 1986 e il 1987 ne ha recuperato i diritti, le riedizioni dei loro dischi hanno venduto oltre un miliardo di copie.
Dopo due soli 45 giri (oggi si direbbe “singoli”) e un primo lp (o 33 giri) i Beatles raggiunsero il successo. Con le apparizioni televisive negli show musicali, la loro immagine innovativa, la pettinatura, i vestiti, essi si conquistarono un istantaneo seguito tra gli adolescenti inglesi. Iniziò così la beatlemania: ogni loro concerto fu presto caratterizzato dalle urla assordanti delle fan che rendevano impossibile ascoltare il suono che producevano. Erano inoltre costretti a rocambolesche fughe per evitare l'assalto delle orde di ammiratrici. Ben presto però altri gruppi imitarono il loro look e il loro repertorio. Iniziò così una fase nuova nella musica pop.


DOMANDA:
I giovani d’oggi tengono di più all’amore o ai beni materiali?

RIFLESSIONI:


Puoi ascoltare questa canzone, andando sul seguente link:


Niente "parolacce", prego!

POSTATO dal prof d’italiano:

Come diceva il mio prof di greco al liceo: «Questo è un mondo di matti!». Per averne conferma, leggete questo articolo apparso su la Repubblica il 27 marzo 2012.


Ecco le parole vietate ai minori in nome del politically correct
Di Angelo Aquaro
NEW YORK - Vietata la parola "dinosauro", che pure ai bambini piaceva tanto dai tempi dei cartoon degli Antenati. Il vecchio "Dino" rimanda all'idea di evoluzione, parlare di evoluzione fa infuriare i creazionisti e quindi non si può, tanto più adesso che uno di loro, Rick Santorum, punta alla Casa Bianca. Vietata anche la parola "dancing": troppo sexy e licenziosa, meglio non fare balenare per la testa certe idee. E vietata perfino quella parola terribile, "compleanno": i Testimoni di Geova non lo festeggiano, vorrete mica urtare la sensibilità di qualche piccolo devoto. Benvenuti nella classe più politicamente corretta del mondo: dove la preoccupazione di non offendere nessuno sfiora, anzi decisamente sfora, i confini del ridicolo. Anche perché qui siamo a New York e le direttive sui nuovi test rischiano di gettare ulteriore discredito su una struttura scolastica già sconvolta dall'impreparazione degli insegnanti e dalle polemiche sul licenziamento. La lista delle parole bandite è l'ultima follia. Anche perché - si chiedono gli esperti - se togliamo di mezzo le parole più controverse come faremo a testare la capacità d'apprendimento dei nostri ragazzi? Non si può usare la parola "povertà" perché rischia di mettere in imbarazzo l'alunno che si ritrova il papà disoccupato: condizione purtroppo comune all' 8,3 per cento degli americani. Non si può usare la parola "divorzio" perché i piccini potrebbero rivivere uno shock famigliare. Non si può usare tantomeno la parola "schiavitù" perché rischia di urtare la sensibilità dei piccoli afro-americani. E non c'è posto neppure per il povero ET: la parola "extraterrestre" turberebbe la fantasia dei più sensibili. Cose, appunto, dell'altro mondo. Eppure le direttive sono nero su bianco nella lettera che il dipartimento per l' Istruzione ha spedito agli editori dei test svolti diverse volte all'anno per valutare i progressi (e i regressi) dei giovanissimi studenti delle elementari: in inglese, matematica, scienze e studi sociali. Il motivo? Quelli del dipartimento per la verità frenano: «Questo è il tipo di linguaggio standard che viene usato dagli editori da diversi anni per permettere ai nostri ragazzi di completare il test senza distrazioni». Distrazioni? Secondo il New York Post, che ha sollevato il caso, con ben cinquanta parole bandite la lista della Grande Mela è però lunga più del doppio di quelle usate negli altri stati. Per carità: che il politicamente corretto sia diventato un'ossessione di questa civiltà basata su un incredibile miscuglio di etnie e culture non è certo cosa nuova. Proprio qui - e proprio negli anni Settanta delle lotte per i diritti civili - è nata l'espressione "politically correct". Che negli anni Novanta sempre qui ha poi dato origine a quell'opposto estremismo che va sotto il nome di "politicamente scorretto". Da allora la guerra culturale tra destra e sinistra ha invaso il mondo. E anche da noi, si sa, gli spazzini sono diventati operatori ecologici e i ciechi, che pure inalberano una benemerita Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, sono diventati appunto non vedenti. Ma perché adesso devono essere i bambini a pagare per l'imbarazzo linguistico dei grandi? Nei test non si può citare la musica rap perché volgare. Non si possono citare neppure le parole "videogame" e "televisione": non fanno rima con educazione. Ma togliendo ai ragazzi la possibilità di discutere di ciò che conoscono meglio non è controproducente? Sostiene Deanna Kuhn del Collegio degli Insegnanti della Columbia University: «Se lo scopo dei test è stabilire le capacità di organizzazione del pensiero, allora proprio i termini più controversi, cioè quelli presenti nel dibattito pubblico, sono esattamente quelli su cui gli studenti dovrebbero misurarsi». Ma that' s America: con tutte le sue contraddizioni. «Perché questo è solo l'ultimo esempio di una causa di sinistra che finisce per avere implicazioni di destra» dice a Repubblica Thaddeus Russell, autore di quella A Renegade History of the United States che ha reincendiato il dibattito sul politicamente corretto. «Se ai ragazzi si impedisce di discutere di temi così importanti come povertà, evoluzione, religione e divorzio, allora non saranno mai capaci di pensare in maniera differente dello status quo». Restando, insomma, tanti piccoli dinosauri: se solo potessero confrontarsi con quella parola vietata ai minori.

James Cameron nella Fossa delle Marianne

POSTATO dal prof d’italiano:

Questo articolo è stato pubblicato da la Repubblica il 27 marzo 2012; secondo voi possiamo paragonare James Cameron all’Ulisse dantesco, che vuole andare a vedere che cosa c’è al di là delle Colonne d’Ercole?

Undicimila metri sotto i mari
l'impresa di James Cameron giù nella Fossa delle Marianne

di Federico Rampini
NEW YORK - «Laggiù il paesaggio è tetro e spoglio come sulla luna. Neppure le meduse e gli anemoni di mare riescono a spingersi così in fondo». C'è riuscito il regista di Titanic e Avatar, con un'impresa eccezionale e ad altissimo rischio che sposta i confini dell'esplorazione marina. Ne erano morti cinque prima di lui, inseguendo questo exploit estremo. James Cameron si è conquistato il titolo di «Steve Jobs dell'oceanografia», come lo definisce l'esperto di sommergibili militari Alfred McLaren.
Altro che dilettantismo: otto anni di preparazione top secret, in Australia, hanno preceduto la straordinaria impresa di questa domenica: la conquista dell'Abisso Challenger, il punto più profondo della Fossa delle Marianne, 6,8 miglia marine sotto l'oceano Pacifico. «È solo un inizio - ha commentato Cameron appena tornato in superficie, parlando sullo yacht Octopus a 300 km dall'isola di Guam - ora la scienza potrà capire meglio quel che accade nelle profondità del nostro pianeta». L'immersione-record del regista 57enne apre possibilità fin qui impensabili: sarà possibile verificare l'ipotesi di forme primordiali di vita, non ancora note, che potrebbero esistere anche in altre parti dello spazio come la luna Europa del pianeta Giove, dove forse vi è un oceano dalle caratteristiche simili. Cameron ha spostato in poche ore le frontiere della conoscenza umana, in un luogo più inaccessibile della luna o di Marte: una dozzina di astronauti hanno camminato sulla luna passandoci più di 80 ore, diverse sonde spaziali sono arrivate su Marte, mentre gli abissi degli oceani sono ancora in larga parte ignoti. E molto più ostili: le temperature sono glaciali, l'acqua marina corrode i materiali e a quelle profondità impedisce la trasmissione radio, il buio è totale. La pressione della massa d'acqua è tremenda: l'equivalente di 1,5 tonnellate per ogni centimetro quadrato.
Cameron ha dovuto ideare e costruire un sommergibile, meraviglia tecnologica che ha battezzato "Deepsea Challenger": quello che "sfida le profondità dei mari".
È come una "torpedine mirata all'ingiù", con un asse verticale che lo distingue dall'asse orizzontale di tutti i sottomarini e sommergibili. Ha dovuto inventare e brevettare materiali speciali, inclusa una "schiuma" adesiva e isolante che resiste a quelle pressioni. Il regista ha sbaragliato qualunque concorrenza, anche delle marine militari più potenti del mondo. I sommergibili di profondità oggi in dotazione a Stati Uniti, Cina, Giappone, Francia e Russia arrivano ad un massimo di 4 miglia sotto il mare. Una sola volta, 52 anni fa, la US Navy mandò un sommergibile nella Fossa delle Marianne, con a bordo il capitano Don Walsh e l'ingegnere svizzero Jacques Piccard: rimasero soltanto 20 minuti e l'operazione fu un fiasco, perché i motori del sommergibile sollevarono una nuvola di sabbia dal fondale che tolse ogni visibilità. Cameron è riuscito invece a fermarsi per ben tre ore, a filmare i fondali (ovviamente in 3D!) illuminandoli con potenti luci Led, a raccogliere campioni di sabbie e rocce con un braccio robotizzato, a misurare temperature, grado di salinità, pressione. Per progettare e costruire il gioiello tecnologico Deepsea Challenger, il regista del Titanic ha schierato una grande coalizione di partner privati: dal National Geographic che sponsorizza tutta la spedizione, al suo amico Paul Allen co-fondatore della Microsoft e proprietario dello yacht Octopus, che ha informato su Twitter il mondo intero via via che l'immersione procedeva. Cameron è stato generoso con le istituzioni di ricerca, coinvolgendo scienziati della Scripps Institution of Oceanography e l'università delle Hawaii. Siamo entrati in una nuova era: gli Stati hanno meno risorse da dedicare a imprese scientifiche tanto costose, così subentrano i privati con mezzi molto superiori. Ma oltre all'eccellenza tecnologica, Cameron ci ha messo tanto coraggio personale e un allenamento maniacale: ha praticato a lungo anche lo yoga, per prepararsi a resistere nove ore immobile in un abitacolo verticale, largo solo un metro, e pieno zeppo di apparecchiature scientifiche.

PER SAPERNE DI PIÙ: deepseachallenge.com http://www.nationalgeographic.it/











lunedì 26 marzo 2012

Sesso più ricco?

POSTATO dal prof d’italiano:

La donna è ancora il sesso debole? Per saperne di più, leggete questo articolo apparso su la Repubblica il 19 marzo 2012.

Donne
Soldi, fama e potere, ora il capofamiglia è lei
Di Angelo Aquaro
NEW YORK - Ciao maschio: da oggi il pane a casa lo porta lei. Nel giorno della festa del papà dagli Usa non poteva arrivare regalo più gradito: o meno. Dipende dai punti di vista: quanti maschietti si sentiranno sollevati scoprendo che nel giro di una generazione a mantenere la famiglia ci penserà la signora?
I dati messi in fila dai sociologi Usa non lasciano dubbi. Già oggi 4 donne su 10 guadagnano più del marito: e la quota è raddoppiata nel giro degli ultimi vent'anni. Tu chiamalo, se vuoi, effetto pillola. La scoperta che ha compiuto mezzo secolo solo adesso sta lasciando intravedere tutto il suo potenziale rivoluzionario. Dopo qualche milione di anni la donna non è più schiava della gravidanza e può permettersi di pianificare famiglia e futuro: magari investendo sulla propria educazione. Anche qui le cifre sono da brivido: le signore hanno recuperato con una velocità sorprendente lo storico - e incolpevole - ritardo: le donne oggi costituiscono il 60 per cento degli studenti universitari americani e la maggioranza dei laureati. Ergo: le professioni migliori e più pagate si stanno declinando tutte al femminile. Proprio mentre il tramonto dei faticosissimi mestieri che hanno nutrito tra lacrime e sangue la rivoluzione industriale ormai lascia a casa sempre più nerboruti giovanotti. Così entro 25 anni, dall'avvocato al medico, i mestieri che negli ultimi 25 secoli sono stati considerati più prestigiosi e facoltosi saranno appannaggio di quello che una volta si chiamava il gentil sesso. E preparatevi anche a un'ondata di reportage e storie al femminile. Il primo direttore donna del New York Times, Jill Abramson, è solo la punta dell'iceberg: le donne surclassano due a uno gli uomini nelle journalism school di tutt'America. "It' s a man' s world" - questo è un mondo di uomini, piangeva James Brown, aggiungendoci galantemente "che non sarebbe nulla / nulla senza una donna". Anche la vecchia canzone merita un' update: sta diventando un mondo di donne. E per i maschi che non colgono l'occasione per cambiare sono dolori. Liza Mundy ha scritto un libro sull'ex sesso debole che sta diventando "The Richer Sex", il sesso più ricco, e le sue tesi sono finite in copertina sull'ultimo Time. La signora è una pluripremiata giornalista del Washington Post e sa leggere le cifre col calore della reporter. Tipico esempio di maschio che non si adatta? Bobby Brown, per esempio, l'ex marito della povera Whitney Houston: «Io penso che scatti qualcosa dentro un uomo» diceva la diva «quando una donna diventa molto più famosa di lui». Che Bobby non sopportasse il successo della moglie è cosa risaputa: che Whitney non sia riuscita a sopportare la fine della loro storia pure. La questione è proprio questa: le donne sull'orlo del possesso del mondo cambiano i parametri che hanno retto la società dalle caverne a Facebook. Se è la signora è quella che porta il pane a casa cambiano tutti gli equilibri: dall' economia alle tecniche di seduzione. Le donne che guadagnano più dei mariti si occupano ovviamente meno della casa. E anche qui il trend è chiaro. Non solo negli ultimi quarant'anni sono raddoppiate le ore che i papà dedicano alla cura dei figli: da 2.6 a 6.4 alla settimana. Nello stesso periodo è addirittura quadruplicato il tempo che i maschietti impiegano nelle "faccende domestiche": 0.5 a 2 ore sempre alla settimana. Proprio mentre dagli anni 70 a oggi le donne hanno guadagnato 70 minuti di lavoro in meno. È insomma tutto da riscrivere quello che Simone de Beauvoir, che pure dovette mitigare le sue pretese femministe di fronte a quel donnaiolo di Jean Paul Sartre, definì "il patto" stabilito agli albori della civiltà: la donna si prendeva cura della famiglia in cambio della fedeltà (ah ah ah) dell'uomo. E aveva proprio ragione, si fa per dire, l'anonimo editorialista del Times di Londra che ai tempi delle prime riforme in favore della donna, 1868, tuonò contro la proposta di concedere alle signore i diritti di proprietà. Non era il matrimonio forse basato «sull'autorità da una lato e la subordinazione dall'altro»? E che cosa «impedirà, adesso, alla moglie, di andare dove le pare e fare ciò che le piace?». Resta soltanto da chiedersi perché la rivoluzione, un secolo e mezzo dopo, parta invece qui, oltreoceano. Dice a Repubblica Tina Brown, la prima donna direttrice di un maschile come Newsweek, che la spiegazione è soprattutto culturale: «C'è una nuova generazione di ragazze pronte a tutto, che non si spaventa di fronte a nulla. Guardate quante reporter di guerra: donne che non si fermano neppure di fronte ai mestieri più pericolosi o fisicamente più faticosi - pronte a farsi carico di tutto». Anche a prendersi carico, adesso, di quella famiglia per millenni sulle spalle dei maschietti? Auguri. Soprattutto ai papà.




L'ita(g)liano

POSTATO dal prof d’italiano:

Invito tutti i miei alunni a leggere questi 2 articoli apparsi su la Repubblica il 15 marzo 2012 e a riflettere su ciò che il prof ripete spesso in classe.


Da aerio a manovrazione l'italiano sfregiato nei temi della maturità
Di Salvo Intravaia
"Nell'antichità, in molte grotte o caverne, erano presenti molti graffiti che rappresentavano la presenza degli alieni. È difficile pensare che le persone di quel tempo si inventassero delle fandonie solo per andare in televisione, come accade molto spesso al giorno d'oggi, anche perché non ne avevano il motivo".
Non si tratta dell'improbabile fantasia di un bambino di scuola elementare, ma di una frase estrapolata da un tema dell'esame di maturità di due anni fa. Per passare in rassegna «gli errori più diffusi nella padronanza della lingua italiana nella prima prova di Italiano», l'Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) ha infatti messo sotto la lente d'ingrandimento gli elaborati dell'anno scolastico 2009/2010. E gli studenti ne escono male. Molto male.
Fanno sempre più fatica a scrivere in italiano corretto e incontrano difficoltà anche nell'organizzare un testo «complessivamente coerente». Non paragonabili agli strafalcioni degli alunni del maestro Marcello D'Orta ("Io speriamo che me la cavo") ma comunque deludenti e allarmanti, trattandosi appunto di temi elaborati da ragazzi e ragazze oltretutto in occasione di un esame importante. Il più importante della loro carriera scolastica, fino a quel momento.
Per studiare le competenze linguistiche dei maturandi, gli esperti dell'Invalsi hanno valutato, correggendoli nuovamente, 499 elaborati: campione rappresentativo del mezzo milione di studenti diplomati in Italia nell'estate 2010. Per farlo hanno usato una scheda di valutazione elaborata in base alle indicazioni dell'Accademia della Crusca. Quattro le "aree" scandagliate: testuale, grammaticale, lessicale-semantica e ideativa. E 34 gli "indicatori": dall'uso appropriato dei termini a quello di verbi e punteggiatura. E il risultato, numeri a parte, è purtroppo assai negativo: tante, troppe "perle", dovute a scarsa conoscenza del significato delle parole utilizzate e ignoranza degli argomenti affrontati soprattutto. Tra le affermazioni che lasciano più perplessi: "Leopardi è un poeta del primo Settecento"; piuttosto che "lanciarsi da un aerio "; oppure "se gli Ufo non esistessero i nostri studi su di essi sarebbero vaghi ". Non vani, "vaghi"...
«È convinzione diffusa - sostiene il linguista Luca Serianni, consulente scientifico dell'Invalsi - che lo studente possa arrivare alla fine delle scuole superiori facendo ancora strafalcioni di ortografia», ma in realtà sono altre le lacune rilevate dal gruppo di esperti. Quali? «Scarsa capacità di organizzazione e gerarchizzazione delle idee, tecniche di argomentazione di volta in volta elementari o fallaci, modesta padronanza del lessico astratto o comunque di quello che esula dal patrimonio abitualmente impiegato nell'oralità quotidiana». Ragazzi e ragazze insomma che tendono a scrivere come parlano, con tecnica carente e linguaggio piuttosto povero. Tanto che, tra le competenze grammaticali più evanescenti, c'è l'uso corretto della punteggiatura. Secondo lo studio, nel 78,5 per cento dei 465 compiti con almeno un errore nell'area grammaticale «manca l'uso corretto dei segni interpuntivi». Al punto da indurre Eva Pulcini, dell'università La Sapienza, a parlare di «emergenza della punteggiatura». «Tirando le somme - aggiunge il collega Fabrizio Papitto - si evince come anche il lessico sia un settore molto lacunoso, un puzzle pieno di caselle vuote e di pezzi inseriti forzosamente o male tagliati, su cui occorre che gli insegnanti concentrino le loro attenzioni». Ma l'area dove si registrano più errori è quella cosiddetta "ideativa", con studenti che sovente - nell'80 per cento dei casi - inciampano in affermazioni errate, imprecise o estemporanee.
«A livello puramente celebrale », s'intende.
L' ita(g)liano a scuola sempre più sconosciuto
Di Marco Lodoli
I dati sono chiari, spietati nella loro oggettività, incontestabili, e ci rivelano una verità che purtroppo conoscevo già da tempo: gli studenti italiani non sanno più scrivere. In tanti anni di insegnamento, dopo aver letto e corretto migliaia di temi, posso affermare con triste sicurezza che sono pochissimi i ragazzi capaci di sviluppare un ragionamento scritto.
Capaci di argomentare, esemplificare, cucire le parole e le frasi tra di loro secondo logica e fantasia. Gli errori sono tanti, le concatenazioni sono slabbrate, il periodare è sgretolato, il lessico poverissimo. Sembra quasi che traducano pensieri ed emozioni in una lingua straniera, come quando cerchiamo di farci capire in inglese o in francese, già contenti se qualcuno più o meno ha compreso di cosa stiamo parlando, cosa ci serve, dove siamo diretti. Resta da capire da dove nasce questo smarrimento linguistico, come mai un diciottenne italiano fatica tanto ad esprimersi nella sua lingua. Certo, si legge poco, i libri sono considerati una noia mortale e anche i giornali sono visti come forme di un'altra epoca, reperti storici che misteriosamente continuano a uscire tutti i giorni. Ma forse la magagna sta ancora prima, nelle modalità del pensiero. Si scrive male perché non c'è più fiducia e confidenza nel pensiero, perché sono saltati i nessi logici, la capacità di legare una riflessione a un'altra, un aneddoto a una considerazione, un prima a un poi. La lingua in fondo è soprattutto l'arte di annodare, incollare, saldare, è lo strumento fondamentale per dare un ordine al caos delle sensazioni e delle esperienze. Scrivendo, ogni strappo si ricuce, ogni attimo si connette all'attimo seguente, l'informe trova una forma e quindi una possibile spiegazione. Ma i ragazzi della scuola non sentono più il bisogno di mettere a punto questo strumento: dicono qualcosa e poi il contrario, avanzano a salti, per intuizioni immediate, senza più la voglia di mettere le cosa in fila nel pensiero e nella scrittura. Ridono, piangono, si arrabbiano, sono felici, vivono il caos senza credere più nella logica, vivono la vita senza parole e senza sintassi.


lunedì 19 marzo 2012

Cough Syrup - Young The Giant

POSTATO da Veronica
Questa canzone va somministrata ogni giorno prima e dopo i pasti.
Agitarsi prima dell'uso!!!! :)
Scherzooooooooooooo.

domenica 18 marzo 2012

giovedì 15 marzo 2012

Tra 100mila anni...

POSTATO dal prof d’italiano:

Articolo pubblicato da la Repubblica il 12 marzo 2012: per chi ama immaginare il futuro.

Ecco l' uomo nel centomila d.C.
Non ci estingueremo come i dinosauri
di Enrico Franceschini

Pensare al futuro, per l'uomo d'oggi, generalmente significa prepararsi o preoccuparsi per quello che può accadere fra sei mesi (Israele attacca l'Iran per distruggere le centrali nucleari), fra due anni (l'economia mondiale ricomincia a crescere) o fra venti (la Cina è la nuova superpotenza planetaria). Ma nuovi studi stanno cercando di stabilire come sarà il nostro mondo non fra cinquant' anni e nemmeno tra un secolo o due, bensì fra 100mila anni: provando a immaginare, dati scientifici alla mano, che aspetto avremo, che lingua parleremo, dove vivremo, pressappoco nell'anno 102.012. Raramente ci azzardiamo a guardare così lontano, anche perché l'esercizio ci spaventa: fra cambiamento climatico, pericolo di pandemie provocate da nuovi virus, rischio che un asteroide gigante colpisca la terra, il catastrofismo è talmente diffuso che preferiamo non immaginare un domani troppo distante, nel timore che non ve ne sarebbe affatto uno. Non per nulla la Global Catastrophic Risk Conference, tenuta a Oxford nel 2008, calcolava che gli esseri umani avevano solo il 19 per cento di probabilità di sopravvivere fino al 2100. Un simile pessimismo, avverte tuttavia il settimanale New Scientist, citando un crescente numero di pubblicazioni ed esperti, è prematuro, sbagliato. La prima buona notizia, annunciata da scienziati della Long Now Foundation, creata a San Francisco con l'obiettivo di scrutare il futuro più remoto, è che fra 100mila anni ci saremo ancora. Reperti fossili suggeriscono che i mammiferi possono sopravvivere un milione di anni, e alcune specie dieci volte più a lungo: perché il mammifero più intelligente, l'Homo Sapiens, non potrebbe essere fra queste? Sulla base dei 200mila anni di esistenza umana sulla terra, Richard Gott, astrofisico della Princeton University, stima che vivremo altri 7 milioni e mezzo di anni. Disastri provocati da noi stessi (guerre termonucleari), nuovi killer virus pandemici (ce ne sono stati quattro nell'ultimo secolo) o l'eruzione di un super vulcano (ogni circa 50mila anni ce n'è una), potrebbero fare gravi danni, ma difficilmente farebbero scomparire 7 miliardi di persone distribuite su ogni angolo del pianeta. Il pericolo più grave è che un asteroide gigante colpisca la terra, come accadde probabilmente 65 milioni di anni or sono, provocando l'estinzione dei dinosauri. Ma anche questo, secondo calcoli della Nasa, non provocherebbe la scomparsa dell'intera civiltà umana. Un rischio più concreto è il surriscaldamento del pianeta: se la temperatura crescerà nel prossimo secolo dai 2 ai 10 gradi, New York, Londra e Tokyo verranno sommerse dall'innalzamento degli oceani, intere isole finiranno sott'acqua, le zone tropicali diventeranno invivibili. Altre zone, tuttavia, oggi aride o semi inaccessibili, diventeranno abitabili e perfino floride, dalla tundra siberiana all'Antartico. Parte dell'umanità sarà costretta a traslocare, su per giù nei prossimi tremila anni, ma non a soccombere. Stabilito che ci saremo ancora ma dovremo cambiare residenza, resta da decidere che aspetto avremo. Un vecchio esperimento immaginava la possibilità di prendere un uomo del Cro-Magnon (30mila anni fa), rasarlo, vestirlo e metterlo nel centro di New York: avrebbe riconosciuto i suoi simili? Sì, è la risposta degli antropologi, anche se non avrebbe riconosciuto nient'altro. Facciamo lo stesso gioco: prendiamo un uomo del 2012 e mettiamolo nel 102012: riconoscerebbe gli individui e le cose che ha intorno? Sì e no. Potrebbero esserci cyborg e robot di silicio non a nostra immagine e somiglianza; ma così come l'uomo della preistoria non ci risulterebbe una forma del tutto aliena, allo stesso modo l'uomo del 100mila dopo Cristo non avrà tre gambe e un solo occhio ma continuerà in qualche modo a somigliarci, afferma lo studioso Graham Lawton. Comunicare potrebbe però essere più complicato. Oggi non comprendiamo l'inglese di mille anni fa, e solo chi ha fatto il liceo classico capisce il latino di Roma antica. Le lingue si evolvono più radicalmente di chi le parla: l'Oxford Dictionary aggiunge 2.500 nuove parole all'anno, le regole grammaticali mutano. Ma forse dicendo "il mio nome è Mario" riusciremmo a farci capire anche nell'anno 100mila, sostiene il linguista Mark Pagel della Reading University. Cos'altro vedono gli indovini del futuro a lungo termine? Finiremo alcune risorse, come petrolio e gas, ma ne troveremo delle nuove, più in profondità e su altri pianeti. A proposito: esploreremo il nostro sistema solare, ma sembra improbabile che raggiungeremo le stelle (a 40 mila km orari, impiegheremmo 115 mila anni a raggiungere la più vicina, Alfa Centauri). Per cui è verosimile che noi terrestri continueremo a sentirci soli nell'universo: a meno che, nel frattempo, non venga a trovarci qualche specie più evoluta e più veloce della nostra.