postato da sofia http://youtu.be/Oce0pYVNetc
venerdì 9 dicembre 2011
martedì 6 dicembre 2011
La Cina verso l'intelligenza ecologica
Cina Il libretto verde
POSTATO dal prof d’italiano:
Buone notizie dalla Cina, in questo articolo pubblicata su la Repubblica il 24 novembre 2011.
Di Giampaolo Visetti
La Cina è pronta per diventare il "motore verde" del secolo. Il 2011 resterà nella storia del mondo come l'anno in cui la nuova potenza globale ha scelto la strada dell'ambiente. Il primo inquinatore del pianeta, la nazione più avvelenata e quella che consuma più energia, avvia la più impressionante "svolta verde" mai tentata da un Paese industrializzato. L'obiettivo è titanico, ma può consegnare a Pechino la leadership sostanziale del progresso: diventare il faro scientifico ed economico della crescita compatibile con la vita. La data di annuncio della grande trasformazione cinese, destinata a sconvolgere i sistemi produttivi ed energetici mondiali, è fissata per metà dicembre. Quel giorno il governo varerà il dodicesimo piano quinquennale sulla tutela ambientale e la Cina degli ultimi trent' anni, fondata sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, andrà definitivamente in archivio. Le misure della grande svolta, che supererà con un balzo auspici e disattesi impegni internazionali dell'ultimo decennio, restano coperte dal segreto. Fonti del ministero della protezione ambientale anticipano però alcuni dei provvedimenti più importanti, che saranno presentati a fine novembre a Durban nel corso della Conferenza Onu sui cambiamenti climatici. Pechino, che in vista del Sudafrica ha pubblicato ieri il suo libro bianco sul clima, annuncerà lo stanziamento record di un miliardo di euro per migliorare l'efficienza energetica entro il 2015. Le centrali elettriche a carbone, che coprono l' 80% del fabbisogno nazionale, nel prossimo ventennio andranno per sempre in pensione. L'approccio pubblico sarà di mercato: chi taglierà prima le emissioni inquinanti si vedrà riconosciuto u n prezzo più alto per l'energia, sgravi fiscali e un numero maggiore di clienti. Un principio semplice: meno inquini, più guadagni. Alla ristrutturazione energetica corrisponderà una rivoluzione edilizia. La più massiccia urbanizzazione della storia produce oggi in Cina due miliardi di metri quadri all'anno di nuove costruzioni. Oltre il 95% dei palazzi sono ad alto sperpero energetico. Investendo 500 miliardi di euro, Pechino punta a trasformare radicalmente il settore, eleggendolo a punta avanzata della ricerca nel campo del risparmio energetico e ambientale. La rivoluzione verde che sta per investire industria, energia e costruzioni, sarà completata da stanziamenti senza precedenti per il recupero dell'ambiente distrutto e per la creazione del più grande sistema al mondo di trasporti a impatto zero. La Cina si appresta ad annunciare altri mille miliardi in cinque anni per la nascita di metropoli asiatiche di nuova generazione: mezzi pubblici a impatto zero, strade e palazzi ideati come centrali termiche, alimentate da risorse rinnovabili e naturali. Pur senza sottoscrivere impegni internazionali vincolanti, le autorità cinesi confermeranno l'impegno a ridurre le emissioni di carbonio del 40-45% entro il 2020. Investimenti colossali saranno così riservati alla riforestazione e alla tutela dell'area maggiormente sconvolta dal cambiamento climatico: l'Himalaya. In dieci anni, per rallentare la desertificazione, saranno impiantati 40 milioni di ettari di boschi e sull'altopiano tra Tibet e Qinghai verrà istituita la più vasta riserva naturale dell'Asia: tutta oltre quota 4 mila, avrà la missione di salvare i tre più importanti fiumi del continente e di evitare che lo scioglimento dei ghiacciai porti ad un innalzamento dell' oceano Pacifico tale da sommergere 80 mila chilometri quadrati delle coste orientali della nazione. È una disperata corsa contro il tempo. Raggiungere il primato mondiale della crescita e della ricchezza ha trasformato la Cina in una bomba ecologica ad orologeria. La qualità dell'aria, secondo l'Oms, è ad alto rischio per la salute. Fiumi e laghi sono discariche tossiche, ormai prive di vita. Intere regioni sono ridotte a contenitori di scorie pericolose e non smaltibili. Una situazione drammatica, tale da spingere il presidente Hu Jintao a rivolgere un appello alla comunità internazionale. «La Cina darà priorità assoluta all'economia verde - ha detto al vertice Apec di Honolulu - ed è decisa ad attirare gli investimenti stranieri. La nuova industria cinese dell'ambiente produrrà 350 miliardi di euro entro il 2015 e rappresenta la più importante opportunità di profitto per le multinazionali di tutto il mondo. A patto di scongiurare nuove barriere al commercio verde». Prima del 28 novembre sarà inaugurato a Pechino il Centro per la cooperazione e la ricerca strategica sui cambiamenti climatici. Potrebbe essere scambiato per l'ennesimo think tank mangia-soldi. Impegnerà invece per la prima volta i migliori scienziati, ricercatori e analisti economici asiatici su un unico obbiettivo: trasformare l'emergenza ambiente nella spinta definitiva alla ristrutturazione economica cinese e nel più grande affare globale del secolo. Il vice premier Li Keqiang, davanti a mille tra i più importanti businessman internazionali, lo ha riassunto così: «La nostra scelta è assunta: affidare all'innovazione, alla ricerca e al miglioramento della qualità della vita, l'espansione della domanda interna e dunque la stabilità della crescita. Diminuiremo del 16% il consumo di energia per unità di Pil e aumenteremo del 4% il valore aggiunto del terziario». Disinnescare la bomba ecologica del pianeta per renderla il cavaliere verde del mondo sortirà conseguenze enormi. I funzionari cinesi calcolano che nel breve termine il Paese perderà quasi 1 milione di posti di lavoro, 10 miliardi di produzione e 15 miliardi di esportazioni. In cambio risparmierà 150 miliardi di costi energetici, mentre l' eco-industria frutterà 810 miliardi di euro e 11 milioni di posti di lavoro in due anni. «Scongiureremo però - spiega il viceministro per l' ambiente Li Ganjie - la definitiva compromissione di territorio e atmosfera entro il 2020 e una crisi idrica che può paralizzare l'economia. E dopo i primi cinque anni, l'economia verde sarà la prima voce del reddito nazionale». La Cina è già il primo produttore mondiale di pannelli solari e fotovoltaici, di energia eolica e di centrali a biomassa. Nel 2009 ha investito 35 miliardi di euro in energia pulita, contro i 51 degli Usa, ma nel 2010 ha consumato il sorpasso: 58 miliardi contro 49. Entro il 2050 potrebbe raggiungere i mille gigawatt di potenza eolica, pari al 17% dell'energia autoprodotta, per 750 mila nuovi posti di lavoro. All'orizzonte si profila però lo scontro epocale con gli Stati Uniti per il controllo dell'industria e del commercio più contesi del futuro. Washington accusa Pechino di dumping-verde, ossia di invadere il mondo con pannelli solari e fotovoltaici a prezzi ribassati fino al 250% grazie alle sovvenzioni di Stato. La Cina risponde che è la sola via per assorbire i dazi Usa e avverte che una riesplosione di protezionismo e blocco delle tecnologie può condannare il pianeta alla catastrofe. L'esito della storica svolta-verde della Cina resta un'incognita. Il fatto che stia per iniziare è però una certezza. Non solo perché economia e natura non hanno alternative. La molla principale resta politica. La popolazione cinese, a un passo dal benessere, non accetta più di essere decimata dall'inquinamento. L' 80% degli abitanti si dichiara «insoddisfatta» dalla qualità dell' ambiente e mette sotto accusa imprenditori e funzionari di partito, imputati di aver creato canali riservati per cibo biologico, acqua pura e aria filtrata da depuratori speciali. Le sommosse ecologiche, per la prima volta, dilagano nel Paese, minacciano la stabilità e allarmano una leadership impegnata in un difficile passaggio generazionale del potere. Pechino punta sul verde per cambiare sistema economico, rilanciare la crescita globale e ricostruire la natura che ha distrutto: si muove però, prima di tutto, per salvare il proprio potere autoritario.
La Cina comunista fece propaganda a sè stessa con una serie sterminata di manifesti, che a me sembrano molto belli, pur nella loro semplicità (e falsità) artistica. Qui sopra ne vedete due, ma, se siete interessati, potete cercarne altri in Internet (vi consiglio siti in inglese: cercate qualcosa come chinese posters o chinese propaganda).
Laboratorio affettivo-sessuale: lezione 4
ELVIS PRESLEY: HEARTBREAK HOTEL (1956)
Well since my baby left me Well I've found a new place to dwell Well it's down at the end of That's Heartbreak Hotel where I'll be I'll be just so lonely baby, Well I'm so lonely, I'll be so lonely I could die. And though it's always crowded, You still can find some room. For broken hearted lovers To cry there in the gloom. They'll be just so lonely They'll be just so lonely, baby, Well they're be so lonely they could die. Now, the bell hop's tears keep flowin', And the desk clerk's dressed in black. Well they've been so long on They never, never will go back And they’re lonely, oh so lonely They pray to die. Well now, if your baby leaves you, You've got a tale to tell. Well just take a walk down To Heartbreak Hotel. Where you will be, you'll be so lonely baby, We'll be be so lonely that we could die. | Da quando la mia piccola mi ha lasciato Ho trovato un nuovo posto dove stare Giù in fondo alla Via Solitaria All'Hotel Spezzacuori. Sono così solo, piccola, Sono così solo, Sono così solo che potrei morire. E anche se è sempre affollato Puoi trovare ancora alcune stanze Per gli innamorati dal cuore spezzato Dove piangere nell'oscurità Ed essere così soli, Oh così soli, piccola, Che potrebbero morire. Il fattorino ha sempre gli occhi lucidi E il portiere al banco è vestito di nero. Sono stati così a lungo in Via Solitaria Che non se ne andranno più E sono così soli, oh così soli Che pregano di morire. Così se lei ti ha lasciato E tu hai una storia da raccontare Fai una passeggiata giù in Via Solitaria All'Hotel Spezzacuori Dove sarai solo, sarai così solo, Saremo così soli che potremmo morire. |
Per vedere una clip di questa canzone, clicca sul link sottostante:
Elvis nasce in una famiglia alla soglia della povertà, in uno Stato in cui gli effetti della grande crisi economica del 1929 sono ancora presenti. Il successo che gli piomberà addosso a metà anni 50 (come cantante e anche come attore cinematografico) lo faranno diventare uno degli uomini più ricchi del rock and roll; i soldi faranno sì che la sua figura venga circondata da una impenetrabile barriera di parenti, amici e guardie del corpo (denominata “Memphis Mafia”), che lo proteggeva, ma gli impediva anche di avere contatti con l’esterno. A risentirne è prima di tutto il suo fisico: un eccessivo consumo di medicinali, quali barbiturici, tranquillanti e anfetamine, costringono il cantante a frequenti ricoveri in ospedale. Nel 1972 si separa dalla moglie e per lui comincia un periodo di acuta depressione, accompagnato da un’alimentazione disordinata, che lo fa ingrassare vistosamente e lo costringe a diete dimagranti a base di medicinali. Elvis continua comunque a incidere e a fare tour in giro per l’America, finché il 16 agosto 1977 viene trovato, alle 2 del pomeriggio, riverso sul pavimento del proprio bagno. Malgrado un ricovero immediato all’ospedale, alle 15:30 dello stesso giorno viene dichiarato morto, a causa di un’aritmia cardiaca. Nell’elogio funebre, il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter affermerà: «La morte di Elvis Presley priva il nostro Paese di una parte di se stesso. La sua musica e la sua personalità, fondendo gli stili del country bianco e del rhythm & blues nero, hanno cambiato permanentemente la faccia della cultura popolare americana. Il suo seguito era immenso ed egli fu un simbolo, per la gente di tutto il mondo, della vitalità, del carattere ribelle e del buon umore di questo Paese».
DOMANDA:
Quando si soffre per amore, si preferisce la solitudine o la compagnia? Perché?
RIFLESSIONI:
Vincitori del Premio Nobel per la letteratura
POSTATO da Veronica
Vincitori del Nobel per la letteratura (alfabetico)
clicca qui.
A
- Shmuel Yosef Agnon, 1966, Israele
- Vicente Aleixandre, 1977, Spagna
- Ivo Andrić, 1961, Jugoslavia
- Miguel Ángel Asturias, 1967, Guatemala
B
- Samuel Beckett, 1969, Irlanda
- Saul Bellow, 1976, USA
- Jacinto Benavente, 1922, Spagna
- Henri Bergson, 1927, Francia
- Bjørnstjerne Martinus Bjørnson, 1903, Norvegia
- Heinrich Böll, 1972, Germania
- Joseph Brodsky, 1987, URSS
- Pearl Sydenstricker Buck, 1938, USA
- Ivan Alekseyevich Bunin, 1933, URSS
C
- Albert Camus, 1957, Francia
- Elias Canetti, 1981, Germania
- Giosuè Carducci, 1906, Italia
- Camilo José Cela, 1989, Spagna
- Winston Churchill, 1953, Regno Unito
- John Maxwell Coetzee, 2003, Sud Africa
D
E
- José Echegaray y Eizaguirre, 1904, Spagna
- Thomas Stearns Eliot, 1948, Regno Unito
- Odysseus Elytis, 1979, Grecia
- Rudolf Christoph Eucken, 1908, Germania
F
G
- John Galsworthy, 1932, Regno Unito
- Gabriel García Márquez, 1982, Colombia
- Roger Martin Du Gard, 1937, Francia
- André Gide, 1947, Francia
- Karl Adolph Gjellerup, 1917, Danimarca
- William Golding, 1983, Regno Unito
- Nadine Gordimer, 1991, Sud Africa
- Günter Grass, 1999, Germania
H
- Knut Pedersen Hamsun, 1920, Norvegia
- Gerhart Johann Robert Hauptmann, 1912, Germania
- Seamus Heaney, 1995, Regno Unito
- Carl Gustaf Verner von Heidenstam, 1916, Svezia
- Ernest Miller Hemingway, 1954, USA
- Hermann Hesse, 1946, Svizzera
- Paul Johann Ludwig Heyse, 1910, Germania
J
- Elfriede Jelinek, 2004, Austria
- Johannes Vilhelm Jensen, 1944, Danimarca
- Juan Ramón Jiménez, 1956, Spagna
- Eyvind Johnson, 1974, Svezia
K
- Erik Axel Karlfeldt, 1931, Svezia
- Yasunari Kawabata, 1968, Giappone
- Imre Kertész, 2002, Ungheria
- Rudyard Kipling, 1907, Regno Unito
L
- Par Fabian Lagerkvist, 1951, Svezia
- Selma Lagerlöf, 1909, Svezia
- Halldor Kiljan Laxness, 1955, Islanda
- Jean-Marie Gustave Le Clézio, 2008, Francia
- Doris Lessing, 2007, Regno Unito
- Sinclair Lewis, 1930, USA
M
- Count Maurice Polidore Marie Bernhard Maeterlinck, 1911, Francia
- Naguib Mahfouz, 1988, Egitto
- Thomas Mann, 1929, Germania
- Harry Martinson, 1974, Svezia
- François Mauriac, 1952, Francia
- Czeslaw Milosz, 1980, Polonia
- Frédéric Mistral, 1904, Francia
- Gabriela Mistral, 1945, Cile
- Christian Matthias Theodor Mommsen, 1902, Germania
- Eugenio Montale, 1975, Italia
- Toni Morrison, 1993, USA
- Herta Müller, 2009, Germania
N
O
P
- Orhan Pamuk, 2006, Turchia
- Boris Leonidovič Pasternak, 1958, URSS rifiutato
- Octavio Paz, 1990, Messico
- Harold Pinter, 2005, Regno Unito
- Luigi Pirandello, 1934, Italia
- Henrik Pontoppidan, 1917, Danimarca,
- Sully Prudhomme, 1901, Francia
Q
R
- Władysław Stanisław Reymont, 1924, Polonia
- Romain Rolland, 1915, Francia
- Bertrand Arthur William Russell, 1950, Regno Unito
S
- Nelly Sachs, 1966, Germania
- Saint-John Perse, 1960, Francia
- José Saramago, 1998, Portogallo
- Jean-Paul Sartre, 1964, Francia, rifiutato
- Giorgos Seferis, 1963, Grecia
- Jaroslav Seifert, 1984, Cecoslovacchia
- George Bernard Shaw, 1925, Irlanda
- Michail Aleksandrovich Sholokhov, 1965
- Henryk Sienkiewicz, 1905, Polonia
- Frans Eemil Sillanpää, 1939, Finlandia
- Claude Simon, 1985, Francia
- Isaac Bashevis Singer, 1978, Polonia
- Aleksandr Solženicyn, 1970, URSS
- Wole Soyinka, 1986, Nigeria
- Carl Friedrich Georg Spitteler, 1919, Svizzera
- John Steinbeck, 1962, USA
- Wisława Szymborska, 1996, Polonia
T
U
V
W
X
Y
lunedì 5 dicembre 2011
All'esplorazione di Marte
POSTATO dal prof d’italiano:
Pubblicato su la Repubblica il 27 novembre 2011: dedicato a chi ama le scienze.
Marte, missione finale: è partito il robot con il volto di Leonardo
Di Elena Dusi
Se c’è stata vita su Marte, non sfuggirà agli occhi di Curiosity. Quello che a prima vista sembra un ragno metallico a sei ruote, pesante una tonnellata, mosso da un motore al plutonio e armato di un raggio laser per sollevare e analizzare la polvere del pianeta rosso, non è tuttavia privo di un'anima poetica. Il robot della Nasa lanciato ieri da Cape Canaveral porta infatti nella pancia un chip con due opere scannerizzate di Leonardo: l'autoritratto con la barba fluente e le 18 tavole del Codice del Volo. Alle macchine disegnate dal genio fiorentino è in parte ispirato lo stesso sistema di atterraggio, con un paracadute che rallenterà la caduta da 400 a 0,75 metri al secondo, appoggerà dolcemente Curiosity sul suolo e volerà via per poi depositarsi a distanza di sicurezza. La didascalia allegata alle immagini - "Leonardo da Vinci of Turin" - non farà piacere a Firenze, ma vuole solo indicare agli eventuali marziani che incontreranno Curiosity che le opere scannerizzate possono essere visitate alla Biblioteca Reale di Torino. La decisione di realizzare Curiosity è stata presa sulla scia dell'entusiasmo per i due robot gemelli Spirit e Opportunity. Atterrati all'equatore del pianeta rosso a gennaio del 2004 per compiere solo qualche mese di scorribande, i due rover sono rimasti attivi per sette anni. Spirit ha ceduto all'inverno marziano del 2010, mentre Opportunity - ancora vivo e vegeto - si è appena lanciato all'esplorazione di una zona ricca di argilla all'equatore. È proprio l'argilla marziana a suscitare quella curiosità che dà il nome al nuovo robot, grande il triplo dei suoi precursori e costruito per durare due anni terrestri, pari a un anno marziano. All'interno di alcune rocce sono infatti incastonate tracce di acqua. Segno, secondo i ricercatori, che fra i 3 e i 4 miliardi di anni fa Marte presentava alcune caratteristiche adatte alla vita. Alla scoperta dei misteri del pianeta rosso era partita tre settimane fa anche una sonda russa la Phobos-Grunt- per raccogliere campioni di suolo dal satellite Phobos. Ma la prima missione interplanetaria di Mosca da un paio di decenni a questa parte si è arenata nell'orbita terrestre, e ieri il presidente Dmitri Medvedev ha minacciato di "processare criminalmente" i responsabili dello sfortunato lancio. Sempre nella capitale russa, il 4 novembre si era riaperto il portellone di una finta nave spaziale per Marte. A bordo di "Mars500" sei volontari avevano trascorso 520 giorni in completo isolamento per simulare il viaggio di andata e ritorno per il pianeta rosso. Curiosity impiegherà 9 mesi per raggiungere Marte. Ad agosto avverrà l'atterraggio mozzafiato, e se qualcosa dovesse andare storto il disappunto degli americani non sarà certo inferiore a quello dei russi. La Nasa infatti ha impegnato 2,5 miliardi di dollari in questa impresa, suscitando forti polemiche in un'epoca di tagli impietosi per la scienza Usa. Se tuttavia gli occhi di Curiosity riusciranno a spalancarsi senza problemi, le telecamere e gli strumenti scientifici senza precedenti a bordo del robot ci regaleranno l'identikit completo dei materiali che compongono suolo e atmosfera marziana, acqua inclusa. A quel punto la Nasa avrà accumulato abbastanza entusiasmo per lanciarsi nell'impresa successiva. L'erede di Curiosity nel 2018 avrà infatti il compito aggiuntivo di scavare nel sottosuolo alla ricerca di resti di microrganismi. Sarebbe la scoperta di un passato in cui c'è stata vita su Marte.
Quando e dove sono nati i grandi magazzini?
POSTATO dal prof d’italiano:
In periodo di acquisti natalizi, leggetevi questo articolo de la Repubblica del 22 novembre 2011. E seguite il mio consiglio: non consumate troppo!
Grandi magazzini - Quando Parigi inventò lo shopping
Di Anais Ginori
PARIGI - Tutto è cominciato su un banco ambulante di stole in rue du Bac. Rive gauche, metà dell' Ottocento. Molto prima di conquistare il diritto di voto, le donne hanno ottenuto la libertà di essere frivole, cambiare abito a stagione, reinventarsi uno stile di anno in anno, combinando accessori e tendenze. «Più che oggetti, vendo il desiderio» ripeteva Aristide Boucicaut, che dalla sua bancarella è riuscito a creare nel 1852 il Bon Marché, la prima insegna di quei grandi magazzini, templi del consumismo, poi creati in altre capitali, come Harrods a Londra, Macy' s a New York. Grazie a questo commerciante parigino visionario, i prezzi non erano più contrattati a seconda della cliente e del suo rango sociale, ma diventavano fissi, segnati su etichette. La merce era finalmente esposta davanti al banco, alla portata di tutte. È stato Boucicaut a diffondere servizi come la consegna a domicilio, l'acquisto per corrispondenza, la garanzia "soddisfatti o rimborsati", la follia dei saldi due volte l'anno. Mentre le signore passeggiavano per il magazzino, aveva messo a disposizione una sala lettura peri mariti, un asinello per far giocare i bambini, e le toilettes gratuite, tutte innovazioni per l'epoca. Boucicaut ha tenuto a battesimo lo shopping moderno, come racconta ora il documentario francese Au Bonheur des dames, dal titolo del romanzo di Émile Zola dedicato proprio al Bon Marché, la nascita della grande distribuzione e l'accesso democratico alla moda fino ad allora riservata a nobili e alle borghesi più ricche. Lo scrittore francese - ricorda il film di Christine Le Goffe Sally Aitken, trasmesso in questi giorni da Arte - osservava con curiosità antropologica questa frenesia consumista tutta al femminile, tra emancipazione e nuova schiavitù. Alcune parigine potevano passare fino a dodici ore tra le scaffalature, dilapidando fortune e indebitandosi con voluttà. «Una poesia dell'attività moderna», scriveva Zola. Nei pomeriggi al Bon Marché, poi seguiti da quelli sulla rive droite, tra Printemps, Galeries Lafayette, Samaritaine e Bhv, le donne potevano finalmente girare da sole senza più essere giudicate. L'edificazione di quelle cattedrali commerciali sotto Napoleone III ha segnato l'ascesa di una nuova classe media, simbolo della rivoluzione industriale e dell'avvento delle ferrovie. Attraverso le nuove stazioni della Parigi haussmaniana, i grandi magazzini potevano essere riforniti di "nouveautés", le merci all'ultima moda. Sui vagoni dei treni viaggiavano anche le giovani provinciali come Denise, l'eroina del romanzo di Zola, in cerca di fortuna. Per ampliare il suo primo negozio in rue de Sèvres, Boucicaut si era ispirato all'esposizione universale di Parigi del 1867. Visitando le sale riempite di oggetti e invenzioni provenienti da tutto il mondo, aveva immaginato una struttura nuova, di ferro e vetro, nella quale presentare un'infinità di prodotti, campionari di diverso prezzo e categoria. Scarpe e biancheria per la casa, corsetti e porcellane, profumi e argenteria. Tanti negozi in uno solo. Chiese aiuto all'ingegnere Gustave Eiffel, che intanto stava già progettando una torre per l'esposizione del 1900. Nacque così "Au Bon Marché", cinquantamila metri quadrati su tre piani. Le venditrici, vestite di nero, dovevano assistere le clienti in ogni loro capriccio, seguendole come ombre, portando i loro pacchi nel pellegrinaggio, infine spingendole con eleganza alla cassa. «Ogni donna che entra si deve sentire una regina» diceva Boucicaut che aveva anche creato un sistema privato di assistenza sanitaria e pensione per i suoi quasi duemila dipendenti. Le Galeries Lafayette hanno invece meravigliato i loro clienti con i primi ascensori della capitale, mentre la facciata del Printemps e la sua cupola di vetro sono il trionfo dell' Art Déco. Tutte queste insegne fanno parte della storia di Parigi, sono ormai considerate come delle istituzioni. Nonostante la crisi, il Bon Marché continua la sua vocazione di grande magazzino del lusso, la spesa alla sua Grande Epicerie è il massimo dello snob. Le altre insegne hanno un'offerta globale e popolare. «Tutto sotto allo stesso tetto» è lo slogan delle Galeries Lafayette, 68mila metri quadrati affacciati sul boulevard Haussmann, visitato in questo periodo natalizio da 200mila persone ogni giorno, più di qualsiasi museo. Le eroine di Zola non sono certo passate di moda. Il segreto? Sempre lo stesso. Il desiderio delle donne.
Aristide Boucicaut
Il palazzo del Bon Marché
venerdì 2 dicembre 2011
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